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Eventi di giovedì 01 novembre 2018

Foto "California Kiss" di Elliott Erwitt si sfondo bianco con informazioni della mostra a lato
  Mostra

dal 13/10/2018  al 27/01/2019
 

L'esposizione presenta 70 immagini in grado di ripercorrere la carriera di uno dei più importanti fotografi del Novecento.   Dal 13 ottobre 2018 al 27 gennaio 2019, le Scuderie del Castello Visconteo di Pavia celebrano Elliott Erwitt (Parigi, 1928), uno dei più grandi maestri della fotografia contemporanea, in occasione del suo novantesimo compleanno. La retrospettiva Icons, curata da Biba Giacchetti, organizzata e prodotta da ViDi, con Civita Mostre e SudEst57 in collaborazione con la Fondazione Teatro Fraschini e il Comune di Pavia – Settore Cultura, Turismo, Istruzione, Politiche giovanili, raccoglie settanta dei suoi scatti più famosi, in grado di offrire al visitatore uno spaccato della storia e del costume del Novecento, attraverso la tipica ironia di Erwitt, pervasa da una vena surreale e romantica. L'obiettivo di Erwitt ha spesso colto momenti e situazioni che si sono iscritte nell'immaginario collettivo come vere e proprie icone; è il caso della lite tra Nixon e Kruscev, dell'immagine di Jackie Kennedy durante il funerale del marito, del celebre incontro di pugilato tra Muhammad Alì e Joe Frazier, del fidanzamento di Grace Kelly con il principe Ranieri di Monaco.   Nel percorso espositivo s'incontrano, inoltre, i famosi ritratti di Che Guevara, di Marlene Dietrich, della serie dedicata a Marilyn Monroe, così come i temi più amati dal pubblico per la loro forza romantica come il California Kiss, o quelli più intimi e privati, come quello della sua primogenita neonata sul letto, osservata dalla mamma.  A Pavia, non manca l'Erwitt più ironico, come testimoniano le immagini del matrimonio di Bratsk, o quelle dei suoi cani. Chiude idealmente la rassegna una collezione di autoritratti che racconta come Erwitt ami prendersi gioco anche di se stesso e una sezione documentale con i giornali e le pubblicazioni originali su cui comparvero per la prima volta le immagini. Accompagna la mostra un catalogo Sudest57, in cui ogni fotografia è accompagnata da un dialogo tra Elliott Erwitt e Biba Giacchetti, che ne farà scoprire i segreti, le avventure e il senso di ognuna di esse. Per tutta la durata della rassegna è in programma una serie di attività didattiche, incontri e visite guidate gratuite per bambini e adulti. Una mostra "family friendly", con un angolo per l'allattamento per le mamme, una sala didattica con accesso libero per le famiglie, un percorso creato ad hoc per i bambini, un kit didattico in omaggio da ritirare in biglietteria appositamente creato per la visita dei più piccoli. Inoltre, all'interno delle Scuderie, un'opera ad "altezza bambino" attende i giovani visitatori per un'esperienza immersiva a loro dedicata. Note biografiche Elliott Erwitt è nato in Francia da una famiglia di emigrati russi, nel 1928. Passa i suoi primi anni in Italia. A 10 anni si trasferisce con la famiglia in Francia e da qui negli Stati Uniti nel 1939, stabilendosi dapprima a New York, poi, dopo due anni, a Los Angeles. Nei primi anni '50, Erwitt dopo essere transitato per Pittsburg, la Germania e la Francia, si stabilisce a New York, città che elegge sua base operativa  fondamentale. Flessibilità e spirito d'adattamento necessari tanto alla sua professione che ai suoi interessi, lo hanno visto muoversi molto spesso intorno al pianeta prima di far ritorno alla base. Durante i suoi studi alla Hollywood High School, Erwitt lavora in un laboratorio di fotografia sviluppando stampe "firmate" per i fan delle star di Hollywood. Nel 1949 torna in Europa viaggiando e immortalando a lungo realtà e volti in Italia e Francia. Questi anni segnano l'inizio della sua carriera di fotografo professionista. Chiamato dall'esercito americano nel 1951 continua a lavorare per varie pubblicazioni e, contemporaneamente, anche per l'esercito americano stesso, mentre staziona in New Jersey, Germania e Francia. La grande opportunità gli viene offerta dall'incontro, durante le sue incursioni newyorchesi a caccia di lavoro, con personalità come Edward Steichen, Robert Capa e Roy Stryker che amano le sue fotografie al punto da diventare suoi mentori. Nel 1953 congedato dall'esercito, Elliott Erwitt viene invitato da Robert Capa, socio fondatore, ad unirsi a Magnum Photos in qualità di membro fino a diventarne presidente nel 1968. Ancora oggi ne è membro attivo e resta una delle figure leader nel competitivo mondo della fotografia.   I libri di Erwitt, i saggi giornalistici, le illustrazioni e le sue campagne pubblicitarie sono apparse su pubblicazioni di tutto il mondo per oltre quarant'anni. Pur continuando il suo lavoro di fotografo Elliot Erwitt negli anni '70 comincia a girare dei film. Tra i suoi documentari si ricordano Beauty Knows No Pain (1971) Red White and Blue Glass (1973) premiato dall'American Film Institute e The Glass Makers of Herat.(1997) Negli anni '80 Elliott Erwitt produce 17 commedie satiriche per la televisione per la Home Box Office. Dagli anni '90 fino ad oggi continua a svolgere un'intensa e varia vita professionale che tocca gli aspetti più disparati della fotografia.  Tra le sedi espositive più prestigiose dove Erwitt ha presentato i suoi lavori, si segnala The Museum of Modern Art a New York, The Chicago Art Institute, The Smithsonian Institution a Washington D.C., The Museum of Modern Art di Parigi (Palais de Tokyo), The Kunsthaus a Zurigo, il Museo Reina Sofia a Madrid, The Barbican a Londra, The Royal Photografic Society a Bath, The Museum of Art del New South Wales a Sydney.   ELLIOTT ERWITT. ICONS Pavia, Scuderie del Castello Visconteo (viale XI Febbraio, 35) 13 ottobre 2018 - 27 gennaio 2019 Orari Dal martedì al venerdì: 10.00-13.00/14.00-18.00 Sabato, domenica e festivi: 10.00 - 20.00 (La biglietteria chiude un'ora prima)   Biglietti Audioguida inclusa nel prezzo Intero: € 12,00; ridotto: € 10,00; Scuole: € 5,00    Informazioni e prenotazioni Tel. 02.36638600 info@scuderiepavia.com http://www.scuderiepavia.com/  Ufficio stampa CLP Relazioni Pubbliche Anna Defrancesco | tel. 02 36 755 700 | anna.defrancesco@clponline.it | www.clp1968.it  

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Immagine presa dalla locandina
  Mostra

"1938-2018 Ottantesimo anniversario delle leggi razziali in Italia - Famiglia Alt, una famiglia ebrea pavese vittima delle leggi razziali""

dal 14/10/2018  al 04/01/2019
via Cardano 45
via Cardano 45, Pavia
 

In occasione dell'appuntamento con la Domenica di carta organizzata dal MiBAC, l'Archivio di Stato Pavia apre straordinariamente la sua sede dalle ore 9,30 alle ore 13,30 domenica 14 ottobre; è prevista una visita guidata dell'Istituto alle ore 10. In tale giornata si propone l'inaugurazione della mostra documentaria dal titolo "1938-2018 Ottantesimo anniversario delle leggi razziali in Italia - Famiglia Alt, una famiglia ebrea pavese vittima delle leggi razziali", che rimarrà aperta al pubblico fino al 4 gennaio 2019 con il seguente orario: da lunedì a venerdì dalle 9.30 alle 12.30, martedì e giovedì anche dalle 15 alle 17. La documentazione esposta proviene perlopiù dal fondo della Questura conservato in questo Istituto. Il giorno dell'inaugurazione interverranno Carmela Santoro, direttore dell'Archivio di Stato di Pavia, Giacomo Galazzo, assessore alla cultura del Comune di Pavia, Dario Pirovano, Comitato In treno per la memoria, Gina e Paola Pisano, ricercatrici.

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Immagine mostra fotografica All you need is ROCK

dal 16/10/2018  al 06/12/2018
 

Il Salone Teresiano della Biblioteca Universitaria di Pavia ospiterà dal 16 ottobre al 6 dicembre la mostra ALL YOU NEED IS ROCK. Dai Beatles ai Genesis (1965-1973), l'invenzione dei giovani in Italia. L'iniziativa, promossa dall'Associazione Studenti del Dipartimento di Musicologia e Beni Culturali dell'Università di Pavia che ha sede a Cremona, ripercorre l'arrivo delle band anglosassoni in Italia dal 1965 – data della celebre 'calata' dei Beatles – al 1973, con il secondo tour dei Genesis lungo la penisola, attraverso le performance di Rolling Stones, Jimi Hendrix, Led Zeppelin, Pink Floyd e altri. La mostra ricostruisce 'in diretta' il racconto di questi eventi grazie a immagini fotografiche (scattate da professionisti e amatori, nonché giovani musicisti come Fabio Treves), articoli di quotidiani e periodici, memorabilia e fanzine. La ricerca è stata condotta dagli studenti su fonti di prima mano, con la supervisione scientifica di Alessandro Bratus – docente di Musiche popolari contemporanee – e Elena Mosconi – docente di Storia della fotografia –. I ragazzi, oltre a consultare le principali riviste del periodo 1965-1973, si sono addentrati in numerosi archivi fotografici (Centro Apice - Archivi della Parola, dell'Immagine e della Comunicazione Editoriale dell'Università di Milano, Csac di Parma, Archivio Leoni di Genova, Archivi Farabola, Archivio Rodrigo Pais dell'Università di Bologna) e nelle collezioni private di Mino Profumo e Furio Sollazzi, accostando alla ricerca scientifica la scoperta appassionata di giovani di generazioni precedenti, in un confronto di stili, di immagini e immaginari. L'epoca dei Beatles, dei Rolling Stones, dei Genesis segna un punto di svolta nel panorama musicale europeo così come nei gusti e nei consumi dei giovani. Una vera e propria rivoluzione si compie in primo luogo attraverso brani che nascono da una rinnovata commistione di stili in cui la dimensione globale e quella locale si intrecciano con la fioritura dell'industria discografica a livelli mai raggiunti prima. A ciò si accompagna la presenza di musicisti che incarnano un cambiamento radicale nella performance, nel modo di fare musica, di stare sul palco, di esprimere valori estetici, musicali, sociali. Per i giovani, alla metà degli anni Sessanta, si tratta di una folgorazione. Non così per gli adulti i quali – in un panorama largamente conservatore come quello italiano – interpretano la calata delle band nel Paese come un attacco diretto alle generazioni più giovani che vanno difese e preservate: «sono uscito vivo dall'inferno dei Beatles», scrive Giovanni Arpino sulle pagine di «Tempo» dopo il concerto al Velodromo Vigorelli, mentre «Epoca» sottopone ai lettori ritratti di giovani in delirio, trasfigurati dai gesti e dalle urla rivolte ai beniamini anglosassoni. La stagione dell'arrivo del rock in Italia – dai concerti di metà anni Sessanta a quelli di metà anni Settanta – resta però ancora da indagare in quanto 'fenomeno'. La mostra riporta alla luce le tracce disseminate nei media e nelle raccolte dei fan. Tracce indirette come gli LP, supporti materiali organizzati e complessi da un punto di vista musicale, dotati di una forza comunicativa inedita e dirompente espressa anche attraverso la grafica delle copertine. Oppure tracce visive come le immagini, catturate da fotografi d'agenzia per le pagine dei settimanali illustrati, che segnano una vera e propria cesura nella storia del fotogiornalismo perché per la prima volta non si limitano agli interpreti ma immortalano il pubblico dei fan. Colti dall'obiettivo mentre si lasciano andare a balli, urla, gesti che esprimono la loro partecipazione all'evento, i giovani diventano veri e propri coprotagonisti del concerto, inseparabili dai loro beniamini. E ancora tracce memoriali come quelle lasciate dai cronisti, desiderosi di raccontare band e pubblici, benché impreparati a capire una generazione di ragazzi che sta mutando sotto i loro occhi. Infine tracce conservatesi nel tempo grazie alle collezioni dei fan, memorabilia che rivelano un rapporto viscerale con i propri beniamini, o i loro racconti che sono stati raccolti da Daniela Bonanni, in particolare nell'iniziativa "Io c'ero". Tra i numerosi fili narrativi che la mostra porta in primo piano, infatti, c'è anche la testimonianza dei giovani pavesi che hanno assistito al concerto dei Genesis a Pavia, svoltosi il 14 aprile 1972. Insomma: nella varietà delle forme, dei suoni, delle fisionomie in cui si manifesta, il rock mette l'Italia in movimento, consegnando agli anni Settanta un Paese più moderno. La mostra ALL YOU NEED IS ROCK. Dai Beatles ai Genesis (1965-1973), l'invenzione dei giovani in Italia è organizzata dall'Associazione degli Studenti di Musicologia e Beni Culturali dell'Università di Pavia (in particolare Federico Ercoli, Gaianè Kevorkian, Roberta Licitra, Lorenzo Luise) con la supervisione dei Proff. Alessandro Bratus e Elena Mosconi, e con la collaborazione di Daniela Bonanni, Pierluigi Bontempi, Daniele Boschetto, Antonella Campagna, Sara Fontana, Mina Tomella, Sandra Vanni. Grazie a: Biblioteca Universitaria di Pavia, Archivio APICE, Archivio CSAC – Università di Parma, Archivio Rodrigo Pais, Archivio Farabola, Cecilia Angeletti, Mino Profumo, Furio Sollazzi, Fabio Treves, Spaziomusica Pavia, Univers Pavia, Studenti della classe 3DL del Liceo Artistico Volta di Pavia e ai testimoni del concerto dei Genesis a Pavia nel 1972. L'iniziativa è finanziata dall'Università di Pavia per la promozione delle attività culturali e ricreative degli studenti L'inaugurazione, il 16 ottobre alle ore 17, vedrà la presenza di Fabio Treves, insieme agli organizzatori.

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immagine della locandina con testo descrittivo
  Mostra

Carlo Forlanini e la prima vittoria sulla tubercolosi"

dal 20/10/2018  al 23/03/2019
 

22 ottobre 2018 - 23 marzo 2019 Pavia, Sistema Museale di Ateneo - Museo per la Storia dell'Università, Strada Nuova 65 Il Sistema Museale dell'Università di Pavia celebra con una mostra allestita presso il Museo per la Storia il centenario dalla morte di Carlo Forlanini, il primo clinico a proporre un metodo di cura efficace per la tubercolosi polmonare: il pneumotorace artificiale. Carlo Forlanini, nato nel 1847 a Milano, fu prima studente, e allievo del Collegio Borromeo, poi docente dell'Università di Pavia. Interrotti gli studi per arruolarsi volontario nelle truppe garibaldine, partecipò alla battaglia vittoriosa di Bezzecca; rientrato a Pavia, i suoi studi sembrarono concentrarsi per un periodo sull'oftalmologia, per poi dirigersi con decisione sulla clinica e patologia respiratoria. Tragicamente rimasto orfano di madre, malata di tisi, in età infantile, si dedicò allo studio di metodologie per il trattamento della tubercolosi e giunse a proporre nel 1882 l'uso del pneumotorace artificiale a scopo curativo. Forlanini si adoperò quindi con costanza allo sviluppo della tecnica da lui ideata, disegnando egli stesso gli strumenti necessari, spesso consultandosi con il fratello ingegnere, Enrico, e supportato dal fratello Giuseppe, primario dell'Ospedale Maggiore di Milano. Fu solo nel 1912, tuttavia, al Congresso internazionale contro la tubercolosi tenutosi a Roma, che la validità del pneumotorace artificiale come terapia tubercolare riconosciuta ufficialmente. Il congresso coronò trenta anni di studio e di ricerca, che avevano portato grandi benefici ad innumerevoli pazienti. Nella sala per le mostre temporanee del Museo per la storia i visitatori verranno guidati attraverso una breve storia della tubercolosi nel corso dei secoli. Si parlerà dei sanatori, luoghi dalle caratteristiche architettoniche studiate appositamente per favorire il miglioramento delle condizioni di salute dei pazienti, e della vita che vi si svolgeva; si scopriranno i metodi di prevenzione e informazione messi in atto per fermare il diffondersi del morbo, con un'analisi delle campagne comunicative antitubercolari; la visita si concluderà infine con alcuni dati sull'incidenza della malattia oggigiorno. Nella mostra sarà possibile osservare gli strumenti ideati da Forlanini per indurre il pneumotorace artificiale e documenti originali del clinico. Uno spazio sarà dedicato a musica e letteratura, a testimonianza del profondo segno lasciato dalla malattia nell'arte. Il percorso sarà inoltre arricchito da una video presentazione di opere pittoriche e fotografiche che, spaziando per un arco di tempo di quattro secoli, rappresenterà aspetti emotivi ma anche terapeutici della malattia. Alcuni oggetti in esposizione provengono da importanti istituzioni di Pavia: Collegio Borromeo, di cui Forlanini era stato allievo dal 1864, Archivio storico dell'Università, Biblioteca Universitaria, Museo Camillo Golgi e Museo di Storia Naturale dell'Università, Musei Civici. L'inaugurazione avrà luogo sabato 20 ottobre 2018 alle ore 11 presso l'aula Scarpa (cortile dei caduti – palazzo centrale dell'Università di Pavia). Durante l'inaugurazione sarà inoltre presentato il volume "Il Morbo di Violetta: Carlo Forlanini e la prima vittoria sulla tubercolosi", un carnet de voyage con pagine imbastite a fisarmonica creato in collaborazione con l'editore Fiorina; il libretto costituisce un'utile guida ai contenuti della mostra. Orari di apertura lunedì e martedì dalle 14 alle 17 mercoledì – giovedì – venerdì dalle 9 alle 13 Aperture del sabato: 27 ottobre, 10 e 24 novembre, 15 e 29 dicembre, 12 e 26 gennaio, 9 e 23 febbraio, 9 e 23 marzo dalle 15.30 alle 18.30. L'ingresso alla mostra è incluso nel costo del biglietto di accesso al Museo. Per informazioni sugli orari di apertura, costi e visite guidate: http://musei.unipv.it  infomusei@unipv.it  0382986916

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Tra il vento e la neve
  Mostra

dal 20/10/2018  al 27/01/2019
 

Inaugurazione sabato 20 ottobre, ore 16.30, Musei Civici del Castello Visconteo di Pavia. Iniziative collaterali: - dal 30 ottobre 2018 all'11 novembre: Pavia tra amori e guerre con Mino Milani - 4 novembre, ore 15.30: Per non dimenticare (visita guidata alla mostra) - 11 novembre, ore 16.30: I Segni del Ricordo, presentazione del libro e mostra fotografica - 18 novembre, ore 16: Pavia e la Grande Guerra. Inaugurazione della sezione permanente. - 18 e 24 novembre, ore 15.30: Trame di guerra (visite guidate alla mostra) - 24 novembre, ore 15.30 - 16.15 - 17.00: Mille papaveri rossi. Laboratorio artistico - 30 novembre, ore 21: Concerto "Biele stele. Musica e canti della Grande Guerra" - 2 dicembre, ore 17.30: E si muore senza spavento. Monologo di voci dalla Grande Guerra - 7 dicembre, ore 17.30: «e così spero di te». L'italiano popolare nelle lettere dei soldati - 9 dicembre, ore 16: Vita in trincea. Visita guidata gratuita su "Pavia e la Grande Guerra" - 11 dicembre, ore 17: Caporetto 1917. L'è el dì di Mort, alegher! In occasione dell'ormai prossimo appuntamento con il centenario della fine della Grande guerra, il Comune di Pavia ha organizzato per l'autunno 2018 una serie di eventi organicamente collegati al fine approfondire e divulgare alcuni aspetti riguardanti la prima guerra mondiale, mettendo in luce in particolare la complessa e poco nota vicenda dei prigionieri italiani nei campi di concentramento tedeschi e austriaci, già attivi nel primo conflitto, e il ruolo della Croce Rossa Internazionale, che ha tenuto vivo il canale di comunicazione tra i soldati e le loro famiglie, oltre ad assicurare un supporto medico neutrale. Uno dei temi meno conosciuti della prima guerra mondiale è la prigionia di 600.000 italiani nei lager austriaci e tedeschi. In essi morirono oltre 100.000 soldati per le durissime condizioni di vita, nella sostanziale indifferenza dello Stato Italiano e del Comando Supremo. Il ritrovamento presso archivi privati di una ricca e importante documentazione inedita riguardante il lager per ufficiali italiani di Celle (in Germania, vicino ad Hannover), insieme alla presenza nell'archivio dei Musei Civici del manoscritto originale di Angelo Rognoni (Pavia, 1896–1957) intitolato Gefangenen (prigioniero), che racconta la sua esperienza di prigioniero prima a Crossen am oder e poi a Celle Lager, è stato lo spunto per approfondire la ricerca su questo tema. Tra gli ufficiali prigionieri ci furono numerosi scrittori, come Carlo Emilio Gadda, Bonaventura Tecchi, Ugo Betti e non pochi artisti e musicisti, come Francesco Nonni, Angelo Rognoni e Silvio Santagostino, che scrissero numerosi diari e cartoline, realizzarono disegni, dipinti e composizioni musicali. I Musei Civici di Pavia hanno riordinato e studiato approfonditamente il proprio patrimonio per arricchire la mostra con lettere e cartoline dal fronte, fotografie, documenti, diari manoscritti, diari fotografici, che si uniscono al Fondo I Guerra mondiale dell'Archivio Storico Civico. Tra questi documenti, spicca la vicenda dell'infermiera della Croce Rossa Maria Cozzi, che ha documentato la vita quotidiana dell'ospedale da campo, dei soldati, delle infermiere e dei medici lì impegnati. Insieme al diario di prigionia di Angelo Rognoni, testimonianza lucidissima del campo di concentramento, la mostra mette in evidenza il lato artistico, quello più vivace e poetico, legato al futurismo, grazie ai disegni realizzati durante la prigionia a Celle e le opere di stile futurista, le composizioni parolibere, lo straordinario Film di prigionia, quasi del tutto inedito, per mostrare con quanta umanità sia stato vissuto il periodo disumano della prigionia. A questo materiale si sono aggiunte le numerose e interessanti testimonianze che i cittadini pavesi hanno reso pubbliche con grande generosità, per restituire alla memoria collettiva gli oggetti appartenuti ai loro famigliari coinvolti nella Grande Guerra: in mostra saranno esposti il diario di guerra e di prigionia di Giuseppe Resegotti, il diario per immagini del pittore Silvio Santagostino, il diario di Luigi Necchi, l'Autobiografia di Giulio Peduzzi, il diario di Gino Soggetti, materiali di grande interesse e del tutto inediti. Molti saranno gli eventi collaterali sul tema, oltre alle visite guidate, per accompagnare i visitatori in questo doveroso viaggio nella memoria. Il calendario sarà presto disponibile su www.vivipavia.it SCHEDA MOSTRA Tra il vento e la neve Prigionieri italiani nella Grande Guerra Pavia, Castello Visconteo, 21 ottobre 2018 - 27 gennaio 2019 A cura di Francesca Porreca con la collaborazione di Carlo Perucchetti (Centro Studi Musica e Grande Guerra di Reggio Emilia). Conferenza stampa Sabato 20 ottobre, ore 12 Inaugurazione Sabato 20 ottobre, ore 16.30 Orari di apertura ore 10-13 solo su prenotazione; da martedì a venerdì ore 14.30-18; sabato e domenica e festivi ore 11-19; chiuso il lunedì e 25 e 26 dicembre, 1 gennaio. Informazioni e prenotazioni Tel. 0382.399770 – email: museicivici@comune.pv.it – www.museicivici.pavia.it Biglietti di ingresso: 4 euro; gratuito fino a 26 anni e over 70. Per le classi in visita, 1 euro a partecipante Catalogo Scalpendi Editore, Milano Informazioni per la stampa Comune di Pavia, Musei Civici Tel. 333.4904110 – email: grandeguerra@comune.pv.it Ufficio Stampa Scalpendi Editore – Serena Colombo Piazza a. Gramsci 8 | Milano Tel.: +39 02.84075926 | cell. 335 7047732 ufficiostampa@scalpendieditore.eu – www.scalpendieditore.eu

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immagine - Particolare di un'opera di Sergio Alberti
  Mostra

dal 27/10/2018  al 30/11/2018
 

Incontri d'arte Artisti contemporanei espongono nel Museo di Archeologia dell'Università di Pavia Sergio Alberti 27 ottobre – 30 novembre 2018 inaugurazione sabato 27 ottobre 2018, h. 17:30 Il ciclo degli Incontri d'arte nel Museo di Archeologia dell'Università di Pavia a cura di Paolo Campiglio ricercatore di Storia dell'arte contemporanea del Dipartimento di Studi Umanistici e di Anna Letizia Magrassi Matricardi, curatrice del Museo di Archeologia, ricomincia con un protagonista della scultura italiana, Sergio Alberti (Pavia 1944), maestro che da anni conduce una ricerca sulle possibilità della forma scultorea, sulla resistenza dell'invenzione plastica in un dialogo continuo con la storia, il territorio, i materiali dell'uomo, esprimendo nelle sue ipotesi, tra affermazione del volume e dichiarazione dell' anti-volume, la dimensione esistenziale che ci trattiene al limite di una soglia tra l'essere e il divenire. Riflette Alberti: " Non parto mai da un progetto, ma dalla visione di un territorio da indagare. Una scultura nasce da un processo plastico continuamente attivo, avviato da un'idea ma dominato dalla materia che, carica di energie segrete, propone puntualmente un dialogo frammentario da indagare nei molti contesti spaziali per la verifica dei risultati formali e del loro senso". In dialogo con lo spazio storico del Museo di Archeologia dell'Università di Pavia e con le differenti "materie" che connotano i pezzi storici conservati, Alberti espone tre opere emblematiche del suo percorso artistico ormai maturo, ma sempre suscettibile di nuove e inedite possibilità di relazione. Pagine, 2016 è un'opera in terracotta e acciaio inox (49 x 40,5 x 8,5 cm) che potrebbe porsi in rapporto con la serie delle teste votive etrusche del piccolo ma prezioso Museo o con altri reperti in argilla, come a ribadire che la terra è alle origini della storia dell'uomo, ma spetta a noi saperne cogliere le infinite possibilità e i legami, anche apparentemente stridenti, con il senso contemporaneo dell'esistenza: da una sorta di "carotaggio" effettuato dal suolo, metaforicamente l'artista dà vita all'aspra terracotta che diviene un frammento di paesaggio in dialogo con algide superfici in acciaio, luminose e fredde: i termini della passione e del pensiero razionale, della storia e del progresso, l'osservazione lenta della materia e la dinamicità a cui siamo chiamati continuamente a rispondere sono solo alcune delle tensioni che l'opera dell'artista evoca. Traccia vegetale interrotta, 2013 è una scultura che coniuga il bronzo e l'acciaio inox (203 x 32 x 32 cm), unendo due leghe quasi antitetiche, il ruvido bronzo ad alludere a un elemento naturale e l'acciaio che siamo abituati a vedere e toccare associato a una forma contemporanea, a un qualunque mobile di design. Nel contesto del Museo l'opera si pone in dialogo con lo spazio verticale della lanterna settecentesca, offrendo anche un'ipotesi di lettura "a stele", che rimanda a una continua intertestualità tra i linguaggi, quello scritto, e quello visivo, come una partitura di cui l'artista non intende proporre un'interpretazione univoca, ma che lascia aperta a inedite letture. Con Pagina, 2007 in bronzo (97 x 75 x 27 cm) si compie un percorso sulla luce dovuta ai riflessi della materia e alla sua incontestabile presenza come affermazione e negazione del processo plastico. L'opera esprime uno dei tanti "paesaggi" metaforici immaginati dall'artista che impiega veri e propri frammenti di materia, tagliando e separando, scomponendo e infine ricomponendo la forma in continua oscillazione ed equilibrio. Sergio Alberti è nato a Pavia nel 1944, dove vive e lavora. Si è formato all'Accademia di Brera dove ha studiato alla scuola di Francesco Messina e Marino Marini. Dopo un inizio in cui sente il tema figurale come urgenza espressiva, dal 1976 si libera dal concetto di rappresentazione e approda alla poetica del frammento, una ricerca tuttora viva e suscettibile di nuove ipotesi.

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Pavia tra amori e guerre con Mino Milani

dal 30/10/2018  al 11/11/2018
 

Di amore e di guerra, il nuovo libro autobiografico del noto scrittore pavese Mino Milani sarà presentato martedì 30 ottobre, alle ore 18.00, alla Sala Conferenze del Castello Visconteo di Pavia. Con l'autore dialogherà Antonio Sacchi, coordinatore da oltre trent'anni del progetto educativo "Il tempo della storia". Interverranno Giovanna Torre, rettrice del Collegio S. Caterina, Renata Crotti della Fondazione Comunitaria di Pavia e Roberto Cicala, editore di Interlinea. Di amore e di guerra è incentrato sull'adolescenza di Mino Milani durante la seconda guerra mondiale. I ricordi dello scrittore si intrecciano con gli eventi della grande Storia, con la tragedia della guerra civile, della dittatura, dell'occupazione tedesca, in una testimonianza autentica sul passaggio all'età adulta. Nell'occasione verrà inaugurata la piccola mostra Mino Milani: una città, la guerra, la giovinezza (Musei Civici del Castello Visconteo, 30 ottobre - 11 novembre 2018), un percorso bibliografico e documentario sul rapporto dello scrittore con la sua Pavia, che vedrà l'esposizione di documenti inediti, cimeli e fotografie storiche provenienti dal suo archivio privato. Anche la mostra, a cura di Andrea Pozzetta, prenderà le mosse dalle memorie di guerra dello scrittore, a partire dalla prima guerra mondiale (combattuta dal padre), di cui quest'anno si celebrano i cento anni dalla sua conclusione. L'iniziativa si inserisce nel programma di eventi collaterali organizzati in occasione della mostra Tra il vento e la neve. Prigionieri italiani nella Grande Guerra, a cura di Francesca Porreca, organizzata dai Musei Civici di Pavia e visitabile fino al 27/01/2019, presso il Castello Visconteo.

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Il Film di Valeria Golino, particolare del Manifesto
  Cinema

01/11/2018
21:00
 

Dopo Miele, Valeria Golino torna dietro la macchina da presa per girare Euforia. Il titolo è stato scelto dalla Golino in riferimento a quella sensazione tanto potente quando pericolosa che coglie i subacquei quando si trovano a grandi profondità: si sentono pienamente liberi e felici. In realtà, è un campanello di allarme: indica il momento in cui devono risalire immediatamente, prima che sia troppo tardi e rimangano persi per sempre nelle profondità del mare. Ma i due protagonisti del film ignorano questo segnale e, in qualche modo, decidono di perdersi. Matteo (Riccardo Scamarcio) è un giovane imprenditore di successo, spregiudicato, affascinante e dinamico. Osserva il mondo dall'alto del suo attico e dalla sicurezza del suo narcisismo. A lui interessa solo distrarsi, in ogni modo: denaro, droga, sesso, culto del proprio corpo. Suo fratello Ettore (Valerio Mastandrea) vive ancora nella piccola città di provincia dove entrambi sono nati e insegna alle scuole medie. È un uomo cauto, integro, che per paura di sbagliare si è sempre tenuto un passo indietro, nell'ombra, e ha nascosto i suoi fallimenti personali e la sua insoddisfazione dietro una maschera di disillusione e sarcasmo. In realtà, si comporta così perché non ha il coraggio di affrontare la vita per ciò che è. Due persone all'apparenza lontanissime, che la vita costringerà a riavvicinarsi. Nel momento in cui Matteo scopre che il fratello è malato, decide di tenerlo all'oscuro della verità. Ettore, d'altra parte, crede al fratello e si abbandona completamente a lui, facendosi influenzare dalla sua superbia: piano piano si convince di poter controllare e vincere ogni cosa. Ma è solo un'illusione: non c'è via di scampo da quelli che sono limiti umani, come la caducità, la fragilità e lo scorrere inesorabile del tempo. Questa situazione difficile diventa per i due fratelli un'occasione per conoscersi e scoprirsi, in un vortice di fragilità e tenerezza, paura ed euforia. ..

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